Un altro tema che affascina grandi e piccoli riguarda l’origine e il senso del tutto. Come è nato tutto questo? Se Dio ha creato tutto, chi ha creato Dio? Perché il mondo esiste? Che senso ha il tutto? Poi ci sono domande sull’identità personale, la natura umana e sul senso della propria vita: Chi sono io? Perché io sono proprio io? Perché io esisto? Qual è il mio destino? Cosa voglio davvero? Qual è il senso della mia vita? Cosa devo fare da grande? Perché compiamo il male? E domande metafisiche sulla natura e il corso degli eventi: Che cos’è l’universo? Siamo liberi oppure tutto è già scritto? Che ne sarà del pianeta terra? Il mondo è reale o è tutta un’illusione?
È da circa tre anni che propongo questo gioco tutte le volte che incontro bambini, adolescenti e adulti per dialogare insieme. L’idea me l’ha suggerita il mio maestro di meditazione, Franco Bertossa. L’intuizione che è alla base di questo gioco è molto semplice: al di là delle differenze individuali, ogni essere umano, in quanto tale, si pone quelle che da sempre sono le grandi domande della filosofia.
Tutti noi ci chiediamo da dove veniamo, cosa siamo e che ne sarà di noi. Tutti noi ci chiediamo che senso ha l’esistenza, propria e del tutto. Tutti noi ci poniamo, in una forma o nell’altra, quella che per Martin Heidegger è la domanda fondamentale della metafisica: perché, in generale, vi è qualcosa, invece di nulla?
Mi è spesso capitato di affrontare questa domanda con i bambini della scuola primaria. E sempre rimango impressionato quando noto che non solo i bambini si pongono queste domande metafisiche ed esistenziali, ma, per giunta, i bambini sanno filosofare e cioè sanno proporre delle risposte argomentate a queste domande.
Per mostrarti ciò, ti voglio riportare alcuni passi di un dialogo che ho facilitato in una classe quarta della primaria un paio di anni fa. Dopo aver fatto il gioco serissimo della domanda più importante, ho chiesto ai bambini di votare una domanda che sarebbe poi diventata, nel resto del laboratorio, il perno della nostra indagine. La domanda scelta è stata: “Come ha fatto Dio a comparire sulla terra se nessuno l’ha creato?”.
Ho poi invitato il bambino che ha proposto questa domanda – chiamiamolo A –, a spiegarla al resto della classe. Queste le sue parole: “Prima di andare a letto, a volte, prego per la mia famiglia e per chi sta male nel mondo. E poi quando dico “Dio” mi fa pensare “ma chi l’ha creato?”, “chi ha creato te se noi nasciamo da una persona?”. Quando è nato mio fratello mi sono fatto questa domanda: “Ma se noi nasciamo da una persona, Dio da chi è nato?”.
Gli ho chiesto: “E ti sei anche risposto?”. E lui: “No. Da lì la penso ogni sera, però non sono mai riuscito a trovare una risposta”. “Allora proviamo a ragionarci insieme”, dico rivolgendomi a tutta la classe. Nel corso del dialogo, i bambini espongono diverse teorie. Alcuni sostengono che Dio non è nato da nessuno. Altri che è nato dopo il Big Bang. Altri che è nato da solo, ma per errore. Altri ancora che, sebbene Dio non sia nato da un’altra persona o dal Big Bang, è però stato creato da “qualcosa di molto sapiente”.
A un certo punto, un bambino, che chiameremo K, dice: “Io sono d’accordo che si è creato dal Big Bang. Però che cosa ha creato il Big Bang? … Mi sono posto questa domanda: ma allora, se il Big Bang ha creato Dio, chi ha creato il Big Bang?”. E il resto della classe: “La natura”. E K insiste: “E chi ha creato la natura?”.
A questo punto in classe è nata una gran confusione perché tutti avevano capito che l’osservazione di K era in un qualche modo decisiva. K è riuscito a dire chiaramente ciò che forse molti bambini – incluso il bambino che ha posto la domanda iniziale – avevano già intuito senza saperlo. E cioè che se ammettiamo che ogni cosa esiste perché è l’effetto di una qualche causa, allora non potremo mai trovare una causa prima, poiché potremo sempre chiederci, rispetto a questa stessa causa prima, da dove proviene.
È interessante vedere quali sono i tentativi dei bambini di risolvere il problema posto da K. A proposito del ragionamento di K, A dice: “Il ragionamento di K, io gli do ragione. Perché se il Big Bang, che è stato anche un vulcano a farlo, chi ha creato il vulcano? E se è stata la natura, chi ha creato la natura? Prima per me il mondo era una cosa che non esisteva, era tipo un foglio bianco che poi è comparso Dio, che non si sa come, e ha creato tutto”.
Qui A sta cercando di pensare l’origine del tutto come una sorta di foglio bianco. Per chi conosce un po’ la filosofia, sarà facile ricordare alcuni tentativi simili che sono stati fatti nella storia della filosofia per pensare l’origine del tutto. Viene in mente l’apeiron di Anassimandro. E tutti quei filosofi e scienziati che cercano di pensare all’origine dell’universo come a qualcosa che scaturisce miracolosamente da un qualche vuoto cosmico, da un quasi nulla che racchiude in un qualche modo le potenzialità per tutto ciò che c’è.
È stupefacente vedere come risponde un altro bambino, chiamiamolo M, alla proposta di A: “Ho una domanda: chi ha creato lo spazio?”. Fantastico! M ha assimilato il “foglio bianco” di A a una sorta di grande spazio vuoto da cui tutto dovrebbe nascere. Ma visto che M ha capito il ragionamento di K, sa che la proposta di A non può bastare. E infatti chiede chi ha creato lo spazio, con ciò riproponendo il regresso all’infinito suggerito dall’intervento di K.
Potrei continuare, ma questi pochi scambi possono bastare per mostrarti il punto che volevo che realizzassi con questa lettura: i bambini si pongono le grandi domande. Sanno ragionarci su. E si emozionano quando scoprono che anche i propri compagni di classe (e gli insegnanti!) si pongono le stesse domande fondamentali sulla morte, la vita e sul senso di tutto questo.
Non solo. La mia esperienza mi insegna che condividere domande e pensieri filosofici radicali con i propri compagni e con gli insegnanti ha il potere di curare i bambini dalle paure e dalle angosce che talvolta affiorano quando contempliamo i grandi misteri dell’esistenza. Quando l’angoscia e la paura si affievoliscono, rimane intensa la meraviglia e lo stupore per i grandi fatti che, bambini e adulti, si trovano insieme a contemplare.
Questo corpo, questo momento, questi stessi pensieri e tutto ciò che li circonda… Che cos’è?
E soprattutto: perché c’è?