Dialogo tra pari: laboratori filosofici per promuovere la parità, l’educazione di genere e la cultura del rispetto
I moduli laboratoriali si pongono gli obiettivi, utilizzando lo strumento del dialogo filosofico, di:
La metodologia utilizzata consente di indagare, in un ambiente orizzontale e aperto, pregiudizi e stereotipi che caratterizzano ancora i/le nostri/e ragazzi/e; le dinamiche interne alle classi che vengono informati da tali pensieri e le dinamiche relazionali che in senso più ampio caratterizzano la nostra società.
Ragioneremo insieme di concetti come gelosia, amore, equità e uguaglianza.
I nostri dialoghi non sono mai occasione per infondere idee “pre-confezionate”, anzi: l’obiettivo è quello di imparare a stare nella differenza di opinione in una postura di cura, attenzione e ascolto.
La parità di valore delle opinioni di tutte/i e l’equa possibilità di espressione sono gli obiettivi primari del progetto.
La nostra scommessa? Vivere in ambienti dove la cura dell’altra/o è al centro e promuovere uguaglianza e parità!
Un percorso filosofico per crescere insieme
Hanno partecipato ai percorsi 5 classi delle Scuole Secondarie di I grado degli Istituti Comprensivi 4, 20 e 21 di Bologna, con percorsi da 10 ore ciascuna.
Con le classi partecipanti, abbiamo avviato un percorso di dialogo filosofico per accompagnare ragazze e ragazzi in un viaggio delicato ma profondo, alla scoperta di sé, degli altri/delle altre.
Attraverso giochi, attività artistiche, discussioni guidate, pubblicità da analizzare e situazioni immaginarie da abitare, i/le partecipanti hanno potuto osservare da vicino quanto le rappresentazioni culturali influenzino la percezione di sé e degli altri, ma soprattutto delle altre. Si è parlato di etichette, di corpi, di ruoli imposti. Si è riso, ci si è messi in discussione, e a volte ci si è anche sorpresi di fronte a scoperte inaspettate.
I laboratori hanno favorito uno spazio di confronto aperto, dove ogni voce potesse trovare ascolto.
Per ogni classe, i primi incontri sono stati un punto di partenza prezioso: non un programma rigido da seguire, ma un’occasione per ascoltare le domande, le curiosità e le sensibilità di chi partecipava. Da lì, il percorso si è modellato in modo unico, rispettando il ritmo e i bisogni di ciascunə.
In alcune classi è emerso fin da subito il bisogno di raccontarsi: esperienze personali, etichette ricevute, insicurezze legate all’identità e al modo in cui si viene percepitə. Si è creato uno spazio sicuro in cui ognunə ha potuto condividere qualcosa di sé, sentirsi ascoltato/a e, a volte, rispecchiarsi nelle storie degli/le altrə.
In altre classi, invece, la riflessione si è orientata maggiormente sul linguaggio: sulle parole che usiamo — spesso senza pensarci — per definire, giudicare o etichettare l’altro e l’altra. Attraverso esercizi e discussioni, si è cercato di capire come il linguaggio possa essere non solo uno strumento di comunicazione, ma anche di esclusione o trasformazione.
Questa flessibilità ha permesso a ogni gruppo di sentirsi parte attiva del percorso, rendendo la filosofia un’esperienza viva, vicina, concreta.